Pozzo Gesualdo 1

Ubicazione pozzo petrolio Gesualdo

Tutto inizia il 18 luglio 2002, quando la Italmin Exploration srl, società impegnata nelle ricerche minerarie, chiede ed ottiene dal Ministero dello Sviluppo Economico una concessione per la ricerca di idrocarburi su 47 comuni nel cuore dell’Irpinia (permesso di ricerca idrocarburi “Nusco”), di cui 46 in provincia di Avellino (698,50 kmq) e 1 in provincia di Benevento (2,50 kmq).

Nel 2004 viene inviata ai comuni una relazione tecnica.

Nel 2008 viene organizzata una conferenza dei servizi sull’argomento ma sono presenti solo 8 sindaci. Il comune di Luogosano è l’unico a dire di no alla domanda di estrazione.

Nel 2010 lo Stato concede 6 anni alla Italmin per le esplorazioni della zona.

La Italmin Exploration srl opera insieme alla Compagnia Generale Idrocarburi srl (Cogeid) -contitolari, rispettivamente, per il 20% e per l’80% del permesso di ricerca idrocarburi “Nusco”.

La richiesta rimane nel cassetto fino al 2012, quando il rilancio della produzione degli idrocarburi ad opera del governo Monti dà un’accelerata alle ricerche minerarie per trovare l’oro nero. Nel 2012, quindi, Italmin  deposita una valutazione di impatto ambientale che è ancora al vaglio di una commissione incaricata dall’assessorato all’Ambiente della Regione Campania.

La richiesta riguarda, nella fattispecie, un progetto per avviare un intervento di perforazione esplorativa nel Comune di Gesualdo, piccolo borgo medievale in provincia di Avellino.

La vicenda passa relativamente sotto silenzio, tanto che, quando iniziano a circolare le prime voci relative a quanto sta per accadere, si crea una grande mobilitazione: i primi a sollevare il problema sono gli attivisti del comitato “No Petrolio Alta Irpinia”, seguiti dal comitato “No Trivellazioni Petrolifere Irpinia” che esprimono il proprio no alle trivellazioni.

Interpellato dai comitati, interviene anche il professor Franco Ortolani, docente di Geologia all’Università Federico II, che redige una propria valutazione sulla zona in cui sono previste le trivellazioni. Ortolani dichiara che nella valutazione di impatto ambientale presentata dalla Italmin, non si prendono in considerazione alcune criticità del territorio, per cui sconsiglia di avviare attività di ispezione: nel sottosuolo, infatti, vi sono faglie sismogenetiche attive che, sollecitate dalle perforazioni, potrebbero generare un nuovo sisma. Il geologo prevede anche il rischio di inquinamento delle falde termali e di quelle acquifere.

I comitati mettono in atto, dunque, una campagna di sensibilizzazione finalizzata ad ottenere il rigetto della richiesta di perforazioni di Italmin, che è ancora in attesa di valutazione presso il Settore 02 Tutela Ambiente della Regione Campania. Non solo, i comitati sollecitano anche le istituzioni comunali coinvolte e la Provincia ad approvare delibere che esprimano parere negativo al progetto, e dalla loro attività di informazione nascono anche interrogazioni al Consiglio Regionale ed interpellanze parlamentari.

Nel 2013 nasce il “Coordinamento no triv Irpinia Sannio” che il 22 Dicembre 2013 organizza un corteo a Gesualdo a cui partecipano 1000 persone.

Con il DECRETO MINISTERIALE del 13 dicembre 2013 (sospensione del decorso temporale del permesso di ricerca «NUSCO» della Società Compagnia Generale Idrocarburi S.p.a.) viene concessa a COGEID e ITALMIN una proroga del permesso fino al 23 aprile 2017.

L’autorizzazione finale non è stata ancora concessa ed è attualmente in fase di valutazione di compatibilità ambientale in seno al Ministero dell’Ambiente. Infatti, dopo l’intervento della legge SbloccaItalia e il mancato pronunciamento della commissione tecnica regionale entro i termini fissati (marzo 2015) le competenze sono passate al ministero dell’Ambiente, che dovrebbe pronunciarsi entro pochi mesi. Il decorso temporale della concessione è infatti sospeso fino al 4/10/2017.

La caccia al petrolio da parte di Italmin e Cogeid avverrebbe in una regione, la Campania, che non ha tradizioni petrolifere e dove, da decenni, si cerca il petrolio senza esito. Secondo i dati del ministero dello Sviluppo Economico, su tutto il territorio sono stati perforati 72 pozzi, di cui 31 nella provincia di Avellino, buona parte di essi (27, per la precisione) all’interno dell’attuale perimetro del permesso di ricerca Nusco. A bucare, con scarsi risultati, sono stati, “operatori sconosciuti” (questa è definizione data dall’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, per 9 pozzi), Agip (17 pozzi), Sori (2 pozzi) e Fondedile (2 pozzi), tutti perforati dal 1935. Tra gli ultimi trivellati, il pozzo Agip “Ciccone 001″ (1979) pare sospeso per incidente e il pozzo Sori “Taurasi 001″ (1989) risultato sterile. Insomma, in provincia di Avellino i tentativi di ricerca da parte delle diverse compagnie petrolifere sono avvenuti quasi ciclicamente, e si sono conclusi con un nulla di fatto e con prospettive economiche ed occupazionali nulle. Nel 2002 la WPN Resources presentò istanza per l’ottenimento del permesso di ricerca “Frigento”, al quale poi rinunciò non accettando una proposta di joint-venture proprio della Italmin Exploration, divenuta titolare del permesso di ricerca “Nusco” nel 2010, dopo 8 lunghi anni, nel silenzio generale.

Le società

Compagnia Generale Idrocarburi srl (Cogeid), con sede legale a Roma, è stata costituita nel 2001. Opera principalmente in joint-venture con Apennine Energy, Edison, Enel Longanesi Developments e Sviluppo Risorse Naturali. Attualmente, in Italia, è contitolare, unico titolare o rappresentante unico nei permessi di ricerca in terraferma “Altedo” e “Porto Maggiore” (Emilia Romagna), “Castelverde” e “Codogno” (Lombardia ed Emilia Romagna), “Corana” (Lombardia e Piemonte), “Villa Gigli” (Marche), “Colle Ginestre” (Molise) e “Nusco” (Campania). 
Ha avanzato, inoltre, 4 istanze per l’attribuzione di permessi di ricerca: ”Momperone” (Lombardia e Piemonte), “San Rocco” (Abruzzo), “Il Convento” (Molise e Puglia) e “Posta del Giudice” (Puglia).


La Italmin Exploration srl, invece, sempre con sede legale a Roma, è stata costituita nel 1997. Attualmente è presente come contitolare o rappresentante unico nei permessi di ricerca “Corana” (Lombardia e Piemonte), “Nusco” (Campania), “Fiume Arrone” (Lazio) e nelle istanze per l’attribuzione dei permessi di ricerca “Cascinetta” (Lombardia), “Enna” e “Lebrino” (Sicilia) e “Muro Lucano” (Basilicata e Campania).