NO TRIV

coordinamento

Con la legge Sblocca Italia il governo ha dato il via alle trivellazioni petrolifere in diverse regioni d’italia e anche l’Irpinia è coinvolta. Il primo pozzo verrà costruito a Gesualdo per poi estendere le estrazioni e quindi il numero di pozzi in tutto il territorio irpino.

Estrarre il petrolio non è affatto una attività innocua per l’ambiente, per la nostra salute e per l’economia.

Verranno infatti costruiti pozzi, centrali di desolforazione, oleodotti in aree quasi tutte agricole, boschive, turistiche.

In una zona ad alto rischio sismico come l’irpinia tutto ciò può essere pericoloso. Che succede in caso di terremoto agli impianti? Chi risanerà i nostri terreni se verranno contaminati da petrolio?

L’irpinia è ricca di acqua potabile, è la nostra più grande risorsa e non possiamo correre il rischio di contaminarla con gli idrocarburi.

Non dimentichiamo gli abbondanti materiali di scarto prodotti dalle trivellazioni – tossici, difficili e costosi da smaltire – con tutti i business più o meno legali che ci girano attorno.

E poi sappiamo che sia dai pozzi che dalle centrali di desolforazione vengono emesse sostanze nocive e dannose all’agricoltura, alle persone, agli animali. Fra questi, l’idrogeno solforato nitrati, i composti organici volatili, nanopolveri pericolose. Alcune di queste sostanze sono provatamente cancerogene e causano danni al DNA ed ai feti. Possono anche causare piogge acide, compromettere la qualità del raccolto e la salute del bestiame.

Anche prendendo tutte le precauzioni possibili, i pozzi possono sempre avere malfunzionamenti. In Italia abbiamo avuto già esempi di scoppi o incidenti gravi con emissioni incontrollate di idrocarburi per vari giorni senza che nessuno sapesse cosa fare

I motivi per dire no al petrolio sono tanti: l’Irpinia ha un paesaggio invidiabile, variegato, fatto di colline, di boschi, di posti unici. Dove le mettiamo queste trivelle? Ovunque ti giri c’è comunità, c’è vita, c’è potenziale di bellezza, non deserto. Per questo giustamente l’irpinia sta puntando sul turismo, e in questi anni sono fioriti ristoranti, agriturismi, strutture ricettive. Ma quale turista vorrà venire in Irpinia a vedere le colline bucherellate dalle trivelle o a respirare aria di raffineria?

Orfani di un piano industriale, con poche fabbriche e poco commercio stiamo investendo nell’agricoltura e nei prodotti di qualità. Esistono centinaia di aziende agricole, produttori di vino, olio apprezzati in tutto il mondo e saranno sicuramente danneggiati se non distrutti dalla petrolizzazione.

Il petrolio in irpinia come in tutta italia non farà arricchire i cittadini, non porterà lavoro, e tanto meno risolverà i problemi del bilancio energetico nazionale.

Le royalties d’Italia sono basse, e la maggior parte di questo petrolio verrà estratto da ditte straniere, libere di vendere il greggio su mercati internazionali. E’ pura speculazione sulle nostre vite e sulle nostre risorse, eseguita scientificamente con l’appoggio del governo, nel silenzio complice della gran parte dei nostri politici che, se a parole sono tutti notriv, nei fatti hanno già ratificato la nostra condanna.

Per capire cosa ci aspetta basta osservare la Basilicata dove si estrae il 7% del fabbisogno nazionale.

Sorgenti e laghi con acqua destinate al consumo umano inquinate da idrocarburi, declino dell’agricoltura, del turismo, petrolio finanche nel miele, aumento di malattie, mancanza di lavoro, smaltimento illegale di materiali tossici, anche nei campi agricoli. E cosa ha guadagnato la Basilicata da tutto ciò? La Basilicata è la regione più povera d’Italia. Era la più povera prima che arrivassero i petrolieri con le loro vuote promesse di ricchezza, lo è ancora oggi.

Se tieni alla tua terra, se tieni al tuo futuro e a quello dei tuoi cari smetti di delegare ad altri la difesa dei tuoi interessi e scegli da che parte stare. Scegli di lottare.