IL COLLETTIVO

L’Irpinia, una provincia dell’entroterra in tempo di crisi economica. La nostra terra è un sud nel sud che da anni assiste inerme alla realizzazione del suo destino di periferia dell’impero. Decimata dall’emigrazione delle sue risorse umane e intellettuali, storicamente orfana di un piano di sviluppo autentico l’irpinia si scopre nuda, disillusa e povera quando si diradano i fumi della ricostruzione post-sisma insieme all’illusione di una industrializzazione mai attecchita. Di una stagione controversa non resta che una ragnatela di clientelismo a nutrire l’apparato di potere cialtrone che si autoconserva e protegge solo se stesso. Vecchie e nuove generazioni di politicanti, affossando l’interesse collettivo, hanno dipinto negli anni l’immagine dalla balia di cui la piccola e dimenticata terra ha bisogno per farsi cullare mentre, litigiosa, si contende le briciole del benessere.

Lontana dall’impero della modernità non è esente dalle dinamiche di sfruttamento di cui l’ordine globale si compone. Per uscire dall’arretratezza di cui saremmo vittime e complici, ci viene proposta senza alternative la strategia della sottomissione a logiche neocoloniali, abilmente presentate come l’unico sviluppo possibile, ma che invece minano la qualità e la dignità del lavoro, la salubrità dell’ambiente naturale, la conservazione delle risorse umane e naturali.

La nostra rivoluzione comincia da qui, dalla riappropriazione del diritto di autodeterminazione, partendo dalla convinzione che la nostra gente possiede la forza, le capacità e le competenze per essere artefice e protagonista del proprio destino.

Perciò vogliamo costruire uno spazio in cui coltivare un’altra Irpinia, un incontro permanente di persone, idee e progetti, un laboratorio aperto e inclusivo in cui pensare e praticare un altro modo di vivere e far vivere questa terra.

Nelle sue croniche difficoltà vecchie e nuove l’Irpinia già brulica di esperienze virtuose di socialità, arti, mestieri, esperimenti culturali, spazi e pratiche di aggregazione così come lotte e rivendicazioni mai abbandonate.

Rigettando fatui nuovismi tanto di moda, vogliamo metterci in continuità con chi ha difeso la nostra terra e la nostra gente in questi anni, con chi è stato a fianco dei lavoratori e dei disoccupati, si è battuto perché il lavoro fosse meno amaro e malato, il cibo più autentico, perché il potere non fosse libero di disporre delle nostre vite, chi ha denunciato il malaffare, la menzogna, l’inganno e ha promosso la cultura, l’arte, l’accoglienza, la politica della gente per la gente. Tutte queste persone, in Irpinia ed oltre, sono nostri compagni di strada.

Sentiamo però la necessità di rompere un isolamento creatosi tra le lotte e le esperienze virtuose e tra i tanti protagonisti di queste storie. Isolamento che non è affatto una circostanza irpina ma in larga parte figlia di una fase storica che attraversiamo, dove viene meno la capacità delle organizzazioni politiche di incanalare e coordinare il dissenso, le lotte e la progettualità politica. Alla mancanza di una proposta politica globale rispondiamo nel nostro agire locale con la costruzione di uno strumento orizzontale che possa riunire e rianimare le tante esperienze che su questo territorio esistono e lavorano e permettere a tutti noi di praticare la politica in cui oggi, malgrado tutto, crediamo quale forma di emancipazione e azione collettiva.

Auspichiamo allora alla costruzione di una ampia rete territoriale in grado di aggregare e mobilitare le varie e molteplici soggettività ed energie presenti sul nostro territorio per rilanciare un’azione di protagonismo politico dal basso, aderendo ai bisogni ed alle istanze emergenti locali ed alle loro specificità.