EOLICO SELVAGGIO

FORMICOSO-EOLICO

…Per capire di cosa si parla quando si dice “eolico selvaggio”…. 

Nella provincia di Avellino, in particolare in Alta Irpinia, negli ultimi vent’anni, sono stati installati numerosissimi impianti eolici, al punto che oggi l’intera area produce più del 6% dell’energia eolica Italiana. Gli impianti (presenti nei comuni di Frigento, Vallata, Bisaccia, Scampitella, Ariano, Savignano, Monteleone, Lacedonia, Monteverde, Andretta e Aquilonia) da soli coprirebbero l’intero fabbisogno elettrico civile della provincia. L’elevata concentrazione di impianti in queste zone è palese a partire dall’elevato impatto visivo e paesaggistico. In regione Campania, in assenza di un PEAR (piano energetico ambientale regionale), nessuna legislazione regolamenta l’installazione degli impianti eolici. In questo modo, il territorio è esposto alla proliferazione incontrollata di aereogeneratori e opere connesse (sottostazioni, elettrodotti…). La totalità degli impianti appartiene a privati e non sono attivi strumenti di redistribuzione della ricchezza prodotta che possano generare ricadute economiche positive per il territorio. Nell’ultimo anno, un’escalation di attentati avvenuti nel territorio di Bisaccia (incendio di automezzi, colpi d’arma da fuoco sulle pale, incendi dolosi a proprietà private) ha riacceso l’allarme sulle infiltrazioni mafiose nell’affare-eolico. Appare chiaro che la criminalità organizzata utilizzi gli impianti eolici come strumento di riciclaggio di denaro e fonte di profitto. Si registra, infatti, un alto livello di corruzione nelle procedure autorizzative relative ai nuovi impianti e si sospetta la collusione di amministratori locali.

 

L’invasione dell’eolico

 “L’invasione” eolica nel territorio Irpino ha inizio nel 1992, con un piano sperimentale a Bisaccia. Il primo impianto comprendeva 12 pale in Località Toppa. Tuttavia, per una serie di criticità, non fu mai messo realmente in funzione e venne dismesso per un costo di 8 miliardi di Euro. Seguì l’esproprio di proprietà e l’impianto fu consegnato prima nelle mani di ALENIA e poi ceduto alle società private CER1 e CER2. Con il passaggio a CER1 del 2008, il  Comune ha progressivamente perso il suo 20% di proprietà.

 Ad oggi, secondo il rapporto statistico GSE 2014, l’Irpinia si aggiudica il secondo posto nazionale con il 6,7% della potenza eolica installata in Italia. La maggior parte degli impianti eolici si concentra tra i paesi di Bisaccia e Lacedonia (con una superficie, rispettivamente, di soli 102 e 82 Kmq), con più di 200 pale: qui si produce energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di 160mila famiglie. Inoltre, sempre tra Lacedonia e Bisaccia, 140 pale sono in via di installazione e 160 sono in fase di approvazione da parte della regione Campania. Fra qualche anno, in questo territorio, si produrrà energia sufficiente per più di 300mila famiglie.

Impatto sul territorio

Tra i diversi fattori di impatto sul territorio, il più evidente è l’occupazione di suolo e l’impatto visivo. Le turbine eoliche sono ingombranti, le pale hanno dimensioni che vanno dai 45 ai 130 metri di altezza e sono visibili in ogni contesto in cui vengono inserite. Tale impatto risulta fortemente aggravato in caso di alta concentrazione di impianti, come nel caso di Bisaccia e Lacedonia. La distanza minima tra le pale e le abitazioni è stata progressivamente ridotta da 1400 metri (indicati dalla Commissione Europea) fino a 200 metri (stabiliti dallo “Sblocca Italia”). Non trascurabili sono anche l’inquinamento acustico prodotto dalle pale eoliche e le conseguenze sulle migrazioni degli uccelli autoctoni. Inoltre, anche la distanza degli impianti dalle strade è stata ridotta, mentre è aumentato il pericolo di dissesto idrogeologico, in un’area, tra le altre cose, ad alto rischio sismico. Inoltre, il proliferare di impianti eolici delinea un’unica direzione per lo sviluppo territoriale, con un asservimento maggioritario a quella tipologia di destinazione d’uso.

Regolamentazione

Non esiste alcuna legislazione regionale che regolamenti l’installazione degli impianti eolici. La direttiva 20/20/20 dell’Unione Europea conferisce alle regioni le competenze in materia di energia, ma fu il governo Berlusconi a intervenire sul vuoto normativo dei governi regionali, promulgando la legge 387/2003 che consente l’esproprio per pubblica utilità per la costruzione di impianti di energia “pulita”. Inoltre, con lo “Sblocca Italia” del governo Renzi, approvato nel novembre del 2015, è il MiSE ad autorizzare la costruzione di nuovi impianti, come stabilito dall’articolo 38 della legge stessa, obbligando i comuni a fare variazioni urbanistiche.

È stata l’attività dei comitati territoriali, intensificatasi tra il 2015 e il 2016, a mettere in evidenza le criticità dei parchi eolici e richiedere l’attenzione degli attori istituzionali.

Nell’ottobre 2015, infatti, riescono ad unire i sindaci dei 22 comuni interessati dall’eolico selvaggio per chiedere alla regione Campania di dotarsi finalmente di un PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale) e del PTR (Piano Territoriale Regionale).

Il 13 marzo del 2016, dopo diverse pressioni da parte dei comitati territoriali contro l’eolico selvaggio, la Regione Campania si è impegnata a redigere il PEAR e il PTR (Piano Territoriale Regionale) in 180 giorni. Dopo il primo anno dall’approvazione del PEAR, dovrebbe essere redatta la Legge regionale in materia energetica.

Allo stato attuale mentre sta per scadere la moratoria, ancora non si intravede la stesura del PEAR . Inoltre, nella risoluzione 3/DF/2016 del 1 giugno, il dipartimento delle Finanze sentenzia che le compagnie non pagheranno Imu e Tasi per le piattaforme petrolifere e gli impianti eolici. In questo modo, i Comuni perderanno dai 100 ai 200 milioni di euro l’anno.

Infiltrazioni mafiose

Negli ultimi anni, diversi atti criminosi hanno interessato gli impianti e le imprese ad essi collegate. In circa un anno hanno avuto luogo ben 14 attentati. Tra questi: incendi dolosi ad attrezzature e automezzi di proprietà di ditte che avevano vinto appalti per la realizzazione di lavori di movimento terra; bombe rudimentali nella sottostazione elettrica di trasformazione; colpi di kalashnikov contro le stesse pale eoliche. Le dinamiche degli attentati non lasciano dubbi sull’infiltrazione mafiosa nell’affare dell’eolico in Irpinia. Infatti, la legge 387/2003 non è una garanzia contro il riciclaggio di denaro, ma favorisce le società che spesso sono a capitale quasi nullo.

È ancora l’azione dei comitati, riuniti nel Coordinamento dei Comitati Ambientali ALTA IRPINIA, a  denunciare le infiltrazioni mafiose nell’eolico. Nel Febbraio 2016 ottengono l’attenzione e la visita dell’on. Claudio Fava, Vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia che, a Bisaccia, manifesta la sua preoccupazione per la matrice chiaramente mafiosa degli attentati e non nasconde la sua criticità nei confronti dell’elevata concentrazione di impianti, che ha i connotati di una vasta speculazione sul territorio.

Proposte

Tra le varie proposte avanzate dai Comitati Ambientali vi è, innanzitutto, l’approvazione del Piano Energetico Ambientale Regionale, necessario alla gestione dei fondi della Green Economy e propedeutico alla redazione di una legge regionale di indirizzo e di programmazione riguardo lo sviluppo economico connesso alla sostenibilità ambientale. In secondo luogo, la revisione della legge 387 del 2003, che prevede l’esproprio per pubblica utilità, in quanto il profitto di un privato che proviene dall’eolico non può essere equiparato al pubblico interesse. Inoltre, l’avvio di un Parco Regionale Rurale con vincolo paesaggistico a partire dal fiume Ofanto e una proposta di indennizzo alla corte europea per i danni provocati dagli impianti eolici (distruzione di strade, rischio di dissesto idrogeologico, modifica dell’ambiente faunistico e paesaggistico).

Alla Comunità Montana di non dare più pareri favorevoli in sede di Conferenza dei Servizi e ai nostri Sindaci di parteciparvi con documenti tecnici che giustifichino il loro e il nostro dissenso.

Un indennizzo all’Unione Europea per i danni subiti al nostro Patrimonio Comune (distruzione di strade, dissesto idrogeologico, modifica dell’ambiente faunistico e paesaggistico).

Ai Consiglieri Regionali la redazione e l’approvazione del PEAR, che riguardi non solo l’eolico, ma anche le trivellazioni petrolifere, gli impianti a biomasse, le cave e le discariche. Chiediamo che lo stesso funga da premessa in vista di una legge regionale sull’energia.

Ai Deputati del nostro Parlamento di modificare nuovamente il dl n.387/03 e il decreto dei 5  mld di incentivi alle imprese che producono energia elettrica da fonte rinnovabile non fotovoltaica

L’avvio del procedimento per la istituzione di un Parco Regionale Rurale che coincida con l’area del Progetto Pilota e che sottoponga a vincolo paesaggistico i rilievi collinari, gli alvei dei fiumi a partire dall’Ofanto.

La messa in campo di una Task Force  coordinata dalla procura antimafia e dall’autorità anticorruzione a difesa dei diritti dei cittadini contro l’affermarsi di metodi camorristici (minacce, attentati, bombe) e per controllare le procedure di appalto, di sub appalto e di affidamento di servizio alle imprese che si occupano della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile.

Bene comune energia

L’eolico selvaggio non rappresenta una risorsa per il territorio e per chi lo vive: infatti, la risorsa stessa viene presa e portata altrove. Allo stesso modo, i profitti sono esclusivi per le società private che investono negli impianti. Si tratta, dunque, di un vero e proprio sfruttamento selvaggio del territorio.

L’energia in quanto bene primario ed essenziale non può essere trattato come una merce e lasciata nelle mani dei privati ma deve essere ripensata in un’ottica di ri-pubblicizzazione, come sancito dall’articolo 43 della Costituzione. Bisogna procedere verso una democratizzazione dell’energia, dalla produzione alla gestione, attraverso il coinvolgimento dei cittadini e degli organi rappresentativi.

Comitato NO eolico selvaggio – Bisaccia

Io voglio restare in Irpinia

Collettivo Attack irpinia